Trasferirsi in Francia con la macchina: conviene davvero?


Luglio 2021. Fresca di laurea a Grenoble, viaggio contenta sul mio pandino verso il confine con la Spagna.

Che bella l’estate, che bello questo mare, penso contando i soldi che mi avanzano con un filo di apprensione.

Mi chiama mia zia, una sera, e mi riporta alla realtà.

— Ho fatto la revisione delle bombole metano — mi dice, dato che pure lei ha una Fiat Panda ibrida — a te quando scadono?

Silenzio.

— Quando scadono?

Faccio un conto veloce, mi precipito ad aprire il cassettino del serbatoio per controllare. Eh sì, scadono tra un mese.

Mia zia sottoscrive perfettamente l’ipotesi convalidandola:

— Se l’hai presa nel 2017, il primo controllo è dopo quattro anni.

Dopo una chiamata con il mio meccanico in Italia, che tra l’altro me l’ha pure venduta, scopro che la revisione delle bombole metano di una macchina acquistata in Italia si può fare solo in Italia.

Riportata sul pianeta Terra dalle beghe di una vita adulta e responsabile — o quasi — saluto la Spagna da lontano, senza varcarne il confine, e prendo la strada verso Imperia per effettuare la famosa revisione presso un meccanico che ho contattato.

Anche considerando che questo inconveniente si sia trasformato in un’occasione per rientrare una settimana in Italia e rivedere mia zia, che ne approfittò per venirmi a trovare, non possiamo ignorare che abbia comunque, da un giorno all’altro, invertito bruscamente la mia rotta costringendomi a un dietrofront forzato.


Partire con la macchina o no?

La macchina impone tutta una serie di impegni e doveri che non sono facili da gestire, soprattutto all’estero.

Quando, qualche anno prima di partire per la Francia, mi sono trasferita in Belgio sempre accompagnata dal mio cane, la macchina non ce l’avevo e Jonny ha viaggiato in stiva per poi prendere un taxi con me — nel bagagliaio — fino ad Anversa.

Anversa era, e credo sia tuttora, una città con dei trasporti pubblici efficientissimi e l’unica volta in cui Jonny è dovuto andare dal veterinario (l’aveva morso un pitbull), dei cari amici ci avevano dato uno strappo.

Questo per dire che la presenza di un animale non impone per forza la necessità di una macchina.

Tuttavia, la conformazione della città di Grenoble e soprattutto la mia scelta di abitare non in centro, ma leggermente in periferia, mi spingono ancora a credere che sia stata la scelta giusta. Scelta che ho confermato anche per il mio prossimo trasferimento.

Nonostante io sappia già quanto mi costerà a livello economico e di manutenzione, la ritengo comunque una mossa logisticamente vincente.


Nelle mie esperienze ho imparato questo:

  • la macchina presuppone la possibilità di ingenti spese anche improvvise (guasti, revisioni, bollo e quant’altro), per cui impone un “budget sicurezza” più alto per stare sereni;
  • la sua utilità è da considerarsi in base al tipo di città in cui ci trasferiamo, all’efficienza dei trasporti pubblici e anche al tipo di lavoro che andiamo a fare. Se dobbiamo usufruire dei trasporti pubblici di notte e non ci sentiamo sicuri, ad esempio, la macchina è senz’altro una soluzione vincente;
  • se intendiamo fermarci per più di sei mesi per motivi di lavoro, è necessario effettuare il passaggio della targa da italiana a francese, il che comporta ovviamente anche il cambio di assicurazione. Pertanto occorre indagare i nostri propositi e capire se ne vale davvero la pena: siamo sicuri di voler restare o abbiamo dubbi, incertezze?
  • l’automobile concede una libertà incredibile ed è un bene per tutti: se ce l’hai, è bene metterla a disposizione per urgenze o impellenze degli altri amici expat. Uno per tutti e tutti per uno. Però guida sempre te.


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