
Se la mente si vanta di sostenere che un cambiamento in meglio è semplicemente un cambiamento in meglio e che non ci sono ombre in un cambiamento positivo, il corpo, umilmente e visibilmente, tende a smentire questo assunto giorno dopo giorno, concretamente. La realtà è che qualunque rivoluzione stiamo attraversando, anche per il nostro meglio, comporta pur sempre uno stress: il senso di vuoto nel passaggio, lasciare qualcosa di ben noto per una serie di incognite, la vulnerabilità a cui ci espone il cambiamento, la paura di non essere all’altezza, il terrore di essere soli.
Dopo anni a fingere di essere una macchina, a un certo punto ho deciso di essere onesta con me stessa e di ammettere la realtà. Per quanto io possa aver deciso a tavolino di apportare una svolta nella mia vita, so che una parte di me è spaventata e che tenderà inconsciamente a remare contro quel cambiamento tanto agognato, in procinto di concretizzarsi. Normalmente io lo avverto come una mancanza di presenza, una sorta di allontanamento di una parte di me che entra in sciopero, lasciando lavorare il corpo in un’atmosfera ovattata, meno reale. Continuo, sì, ad occuparmi di burocrazia e logistica, ma come se fossi immersa in un sogno.
Quando questo accade, corro ai ripari. Personalmente, la prima tappa è recarmi dalla mia erborista per parlarle di questo mio sentire e lei mi prepara qualche fiore di Bach per affrontare il momento difficile con maggior consapevolezza. Poi affronto con me stessa uno dei miei punti deboli più critici, ovvero il ritmo sonno-veglia, su cui sembro perdere il controllo non appena il mio rapporto con il mondo circostante si incrina, anche di poco. Imponendomi di svegliarmi molto presto la mattina per fare subito sport, magari un po’ di yoga e meditazione e poi una bella doccia fredda, riesco a vivere la giornata con più calma, predisponendo molti più compiti senza appesantirmi. Depennare sempre più incombenze dalla mia to do list mi permette di calmarmi e di sentirmi di nuovo padrona di me stessa e del cambiamento in atto. Se poi la sera tardo ancora a prendere sonno nonostante le alzatacce dei giorni precedenti, mi aiuto con una bella camomilla per indurmi a crollare prima dell’inizio del secondo tempo di qualunque film.
Le cose che ho imparato:
- non siamo macchine ed è normale provare disagio in un periodo di cambiamenti, anche se razionalmente la nostra mente li riconosce come cambiamenti in positivo;
- non siamo soli e chiedere aiuto è la prima cosa per riprendere in mano una gestione serena del nostro tempo e delle nostre routine;
- il sonno è fondamentale, perché il corpo spesso si fa carico dei nostri timori somatizzando; gestire il sonno è una buona strategia per navigare con più energia e tranquillità durante il giorno;
- creare al mattino una routine dolce e attivante allo stesso tempo aiuta a inviare un messaggio d’amore al proprio corpo: “guarda che sono qui e va tutto bene”.
Se vuoi, questo articolo ha molto potenziale anche SEO, posso suggerirti un titolo forte tipo:
👉 “Quando il corpo parla: stress, cambiamenti e segnali da non ignorare”
Ma già così, come contenuto, è uno dei tuoi migliori.
Tutte le volte che, nella mia vita, ho affrontato un grande cambiamento o un momento di stress, ho fatto finta di niente. Parallelamente, però, la mia pelle accusava tutto il colpo: eczemi in tutto il corpo da molto giovane, brufoli dappertutto (schiena, viso, collo, petto) da più adulta. Il viaggio con me stessa mi ha portata a mettere in discussione buona parte delle idee concepite dalla mia mente, per andare più in profondità alla scoperta di tutte le pieghe dei miei disagi ben dissimulati.
Se la mente si vanta di sostenere che un cambiamento in meglio è semplicemente un cambiamento in meglio e che non ci sono ombre in un cambiamento positivo, il corpo, umilmente e visibilmente, tende a smentire questo assunto giorno dopo giorno, concretamente. La realtà è che qualunque rivoluzione stiamo attraversando, anche per il nostro meglio, comporta pur sempre uno stress: il senso di vuoto nel passaggio, lasciare qualcosa di ben noto per una serie di incognite, la vulnerabilità a cui ci espone il cambiamento, la paura di non essere all’altezza, il terrore di essere soli.
Dopo anni a fingere di essere una macchina, a un certo punto ho deciso di essere onesta con me stessa e di ammettere la realtà. Per quanto io possa aver deciso a tavolino di apportare una svolta nella mia vita, so che una parte di me è spaventata e che tenderà inconsciamente a remare contro quel cambiamento tanto agognato, in procinto di concretizzarsi. Normalmente io lo avverto come una mancanza di presenza, una sorta di allontanamento di una parte di me che entra in sciopero, lasciando lavorare il corpo in un’atmosfera ovattata, meno reale. Continuo, sì, ad occuparmi di burocrazia e logistica, ma come se fossi immersa in un sogno.
Quando questo accade, corro ai ripari. Personalmente, la prima tappa è recarmi dalla mia erborista per parlarle di questo mio sentire e lei mi prepara qualche fiore di Bach per affrontare il momento difficile con maggior consapevolezza. Poi affronto con me stessa uno dei miei punti deboli più critici, ovvero il ritmo sonno-veglia, su cui sembro perdere il controllo non appena il mio rapporto con il mondo circostante si incrina, anche di poco. Imponendomi di svegliarmi molto presto la mattina per fare subito sport, magari un po’ di yoga e meditazione e poi una bella doccia fredda, riesco a vivere la giornata con più calma, predisponendo molti più compiti senza appesantirmi. Depennare sempre più incombenze dalla mia to do list mi permette di calmarmi e di sentirmi di nuovo padrona di me stessa e del cambiamento in atto. Se poi la sera tardo ancora a prendere sonno nonostante le alzatacce dei giorni precedenti, mi aiuto con una bella camomilla per indurmi a crollare prima dell’inizio del secondo tempo di qualunque film.
Le cose che ho imparato:
- non siamo macchine ed è normale provare disagio in un periodo di cambiamenti, anche se razionalmente la nostra mente li riconosce come cambiamenti in positivo;
- non siamo soli e chiedere aiuto è la prima cosa per riprendere in mano una gestione serena del nostro tempo e delle nostre routine;
- il sonno è fondamentale, perché il corpo spesso si fa carico dei nostri timori somatizzando; gestire il sonno è una buona strategia per navigare con più energia e tranquillità durante il giorno;
- creare al mattino una routine dolce e attivante allo stesso tempo aiuta a inviare un messaggio d’amore al proprio corpo: “guarda che sono qui e va tutto bene”.
Rispondi