
Oggi mi reco al centro Wind per disdire il contratto del modem che ho fatto lo scorso settembre per lavorare in smart working. Ieri, invece, sono andata in comune per capire come pagare le prossime tasse sui rifiuti della casa che mia zia mi ha lasciato in comodato d’uso per alcuni anni.
Perché dico tutto questo? Perchè queste azioni non sono che una piccolissima frazione di tutto quello che dovrò organizzare giorno dopo giorno fino al momento della mia partenza.
Sapevo che sradicare una vita per ripiantarla altrove, soprattutto all’estero, è un’operazione delicata. Ora mi trovo nella fase della pre-partenza, a cui seguirà una fase ancora più impegnativa una volta trasferita. I dubbi che ho dovuto affrontare prima di prendere questa decisione sono stati tanti, ma si possono riassumere in un’unica domanda: ne vale la pena?
Non esiste una risposta unica: ognuno darà la propria. Questa è la mia.
Perché lasciare l’Italia
Quali sono le prospettive nel continuare a vivere in Italia? Nessuno dei contratti che ho firmato negli ultimi anni mi ha permesso di affittare un piccolo appartamento dove vivere dignitosamente da sola. Questo significa continuare ad appoggiarmi a una casa di proprietà di mia zia, con tutto quello che ne consegue nella percezione di me stessa come individuo adulto. Accendere un mutuo con contratti a tempo determinato che si susseguono uno dopo l’altro appare praticamente impossibile.
Età e mercato del lavoro
Ho trentotto anni e, sul mercato italiano, sono già considerata “vecchia”. Scegliere me, quando ci sono tanti giovani in età di apprendistato con la mia stessa laurea, riduce di molto le possibilità di ottenere un contratto. Inoltre, molte donne della mia età provano a vivere l’esperienza della maternità, il che esclude quasi tutto il settore privato, lasciandomi come unica prospettiva un lavoro pubblico.
Energia e forza personale
La mia capacità di procacciarmi contratti a tempo determinato sta diminuendo lentamente nel breve periodo, ma in modo evidente sul lungo. In Francia, i contratti a tempo indeterminato sono ancora la norma, e la prospettiva di trovare maggiore stabilità e indipendenza è reale. Il contratto che ho accettato è determinato per sei mesi, ma c’è la possibilità che si trasformi in un CDI (contrat à durée indéterminée) allo scadere.
Famiglia e responsabilità
In questo clima di precarietà, la mia famiglia ha cercato di aiutarmi con diverse forme di supporto, come l’appartamento in comodato d’uso. Il pensiero di dover sentirmi in colpa se non riesco a sostenere il peso degli altri, mentre cerco di rimanere a galla, mi ha spinta a dire: ok, mi sposto dove il “mare” è meno mosso, e da lì potrò gestire meglio tutti i salvagenti necessari per chi ha bisogno.
Scelte personali e vita sentimentale
Vedendomi spesso arrancare, ho percepito il desiderio, l’aspettativa di una parte della mia famiglia che io trovassi supporto nella vita di coppia. Posto che non ho mai avuto l’occhio acuto nel selezionare partner vantaggiosi, mi rifiuto di entrare in una relazione per mera sopravvivenza.
Conclusione
Questi punti sostanziano la mia risposta: sì, ne vale la pena. Nei prossimi mesi, passo passo, dovrò ricreare nuove abitudini in un contesto nuovo, affrontando un “parto burocratico” che sarà impegnativo, ma che porterà con sé nuove possibilità.
Cosa penso
- Non è mai troppo tardi per ricominciare.
- L’entusiasmo compensa buona parte del carico organizzativo.
- Una nuova avventura è sempre un regalo che concediamo a noi stessi.
- Se non siamo felici della nostra vita, è sano valutare alternative e cambiamenti, invece di alimentare la negatività di continue lamentele o, peggio ancora, fingere un grado di soddisfazione che non rispecchia la nostra realtà.
- Si vive una volta sola!
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